Un trial clinico mostra che un estratto può ridurre dolore, rigidità articolare e infiammazione in 8 settimane
La maggior parte delle persone con dolore articolare cronico prende almeno un analgesico al mese. E’ un fenomeno diffuso, che le terapie convenzionali gestiscono con risultati parziali e un profilo di rischio che ne limita l’uso nel tempo. Non sorprende che ci sia crescente interesse verso alternative naturali, a patto che la ricerca le sostenga con dati concreti.
Lo zenzero è uno degli ingredienti più studiati in questo ambito. Il problema classico è sempre stato la dose: nella polvere di radice comune i composti attivi, i gingeroli, sono presenti in concentrazioni basse, intorno all’1-2%. Per raggiungere un effetto misurabile servono 1-2 grammi di polvere al giorno, spesso suddivisi in più capsule.
Un trial pubblicato su Nutrients nel luglio 2025 ha valutato un approccio più preciso: un estratto ad alta concentrazione, dove i gingeroli vengono isolati tramite CO2 supercritica e fermentazione, e somministrato alla dose di soli 125 mg al giorno.
Perché i gingeroli fanno differenza
I gingeroli sono i polifenoli più attivi del rizoma di zenzero. Agiscono principalmente su due meccanismi:
- Riduzione dell’infiammazione: inibiscono le molecole che attivano il processo infiammatorio a livello cellulare, in modo simile ai farmaci antinfiammatori ma senza bloccare gli enzimi che proteggono lo stomaco e i reni.
- Modulazione del dolore: agiscono su un recettore (TRPV1) direttamente coinvolto nella trasmissione del segnale doloroso, con un effetto analgesico che prescinde dalla sola componente infiammatoria.
Con un estratto standardizzato al 10%, 125 mg di prodotto forniscono 12,5 mg di gingeroli totali, una dose in linea con le soglie efficaci riportate in letteratura e molto più pratica da assumere rispetto ai formati convenzionali.
Com’è stato condotto il trial
Lo studio ha coinvolto 30 adulti (età media 56 anni) con dolore muscolo-articolare lieve o moderato, inclusi soggetti con diagnosi di osteoartrosi. Il disegno era randomizzato, in doppio cieco, con gruppo placebo, su 58 giorni di supplementazione.
Ogni quattro settimane circa i partecipanti eseguivano un test fisico standardizzato, squat con carico pari al 30% del peso corporeo, pensato per indurre un leggero stress muscolare e valutare la risposta al dolore nelle 48 ore successive. Venivano rilevati il grado di dolore percepito, i risultati di due questionari validati sull’osteoartrosi (WOMAC e Lequesne) e un pannello di marcatori infiammatori nel sangue.
Gli effetti sul dolore e sulla mobilità
I risultati più chiari riguardano la fase di recupero post-esercizio, le 48 ore successive al test fisico. Il gruppo che assumeva zenzero ha mostrato, rispetto al basale:
- Riduzione del dolore da posizione seduta, del dolore notturno e della rigidità mattutina (WOMAC)
- Miglioramento nella capacità di svolgere attività quotidiane come salire le scale o fare movimenti di flessione
- Riduzione della severità dell’osteoartrosi dell’anca già dopo 30 giorni (Lequesne Index), contro i 58 necessari nel gruppo placebo
Non tutti i parametri hanno raggiunto la significatività statistica nel confronto diretto tra i gruppi, anche per via del campione ridotto. La consistenza dei miglioramenti su più misurazioni e più tempi di rilevazione rafforza comunque la plausibilità clinica degli effetti osservati.
L’effetto sull’infiammazione
L’analisi del sangue ha mostrato che i partecipanti trattati con zenzero mantenevano, in media, livelli più bassi di alcune molecole pro-infiammatorie rispetto al gruppo placebo. Dopo l’esercizio fisico, l’estratto ha attenuato gli aumenti di TNF-alfa, interleuchina-8 e proteina C-reattiva, tre marcatori che riflettono rispettivamente l’infiammazione acuta, il richiamo di cellule immunitarie e la risposta infiammatoria sistemica.
Un dato interessante riguarda il profilo immunitario complessivo: lo zenzero non sembra sopprimere l’infiammazione in modo indiscriminato, ma modularne la risposta. Un comportamento coerente con quanto noto dalla letteratura preclinica sui gingeroli e rilevante in ottica formulativa, perché suggerisce un profilo d’azione selettivo.
Sicurezza e uso degli antidolorifici
Meno della metà dei partecipanti nel gruppo zenzero (46,7%) ha fatto ricorso ad analgesici da banco durante lo studio. Nel gruppo placebo la percentuale era del 73,3%. La differenza non è statisticamente significativa, ma la direzione è di interesse per chi valuta questo ingrediente come supporto alla gestione del dolore cronico.
Il profilo di sicurezza è risultato favorevole nelle otto settimane dello studio: nessuna variazione significativa nei parametri renali, epatici o cardiovascolari. Alcuni soggetti nel gruppo trattato hanno riferito con lieve maggiore frequenza cefalea e palpitazioni, eventi di intensità minima e senza differenze statistiche rispetto al placebo.
Un dato da tenere in considerazione per studi futuri riguarda il profilo lipidico: dopo 56 giorni, nel gruppo zenzero sono emerse differenze nei valori di LDL rispetto al placebo in alcune comparazioni. Non significative quando espresse come variazione rispetto al basale, ma un punto da monitorare in popolazioni con dislipidemia o in supplementazioni prolungate.
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Fonte: Broeckel J. et al. Effects of Ginger Supplementation on Markers of Inflammation and Functional Capacity in Individuals with Mild to Moderate Joint Pain. Nutrients 2025, 17, 2365. https://doi.org/10.3390/nu17142365






