Fitochimica e neuroscienze si incontrano: la letteratura su Asparagus racemosus, stress ossidativo e memoria
Asparagus racemosus, conosciuta in Ayurveda come Shatavari, è una pianta della farmacopea tradizionale indiana il cui potenziale neuroprotettivo nella malattia di Alzheimer è oggetto di una review pubblicata nel 2025 su 3 Biotech. Il lavoro raccoglie le evidenze precliniche disponibili su tre fronti: stress ossidativo, neuroinfiammazione e trasmissione colinergica.
La domanda di fondo è semplice: può una pianta con secoli di uso tradizionale offrire un contributo reale a una malattia la cui fisiopatologia coinvolge placche di beta amiloide, proteina tau iperfosforilata e degenerazione dei neuroni colinergici? La letteratura preclinica comincia a delineare una risposta, ancora parziale ma coerente.
Perché Asparagus racemosus interessa la ricerca sull’Alzheimer?
Perché agisce su più meccanismi patogenetici contemporaneamente, e non su uno solo. Le radici di Shatavari contengono saponine steroidee (shatavarin I-IV, asparagoside, racemoside), flavonoidi come kaempferolo, quercetina e rutina, alcaloidi e oli essenziali. Questa varietà fitochimica si traduce, secondo gli studi preclinici, in un’azione combinata su più bersagli:
- riduzione dello stress ossidativo neuronale tramite neutralizzazione dei radicali liberi e potenziamento di enzimi come superossido dismutasi e catalasi;
- modulazione della neuroinfiammazione, con riduzione di citochine pro infiammatorie come TNF-alfa e interleuchina 6;
- azione anticolinesterasica, con possibile preservazione dei livelli di acetilcolina, il neurotrasmettitore chiave per memoria e apprendimento;
- effetto adattogeno sull’asse ipotalamo ipofisi surrene, con un possibile ruolo di regolazione del cortisolo.
Come agisce Shatavari su stress ossidativo e infiammazione cerebrale?
Il tessuto cerebrale è particolarmente vulnerabile ai radicali liberi per il suo elevato consumo di ossigeno e la ricca componente lipidica. In letteratura emerge che i composti bioattivi di Shatavari, saponine e flavonoidi in primo luogo, possono contribuire a contenere questo danno e a modulare l’attivazione cronica della microglia, uno dei motori della progressione dell’Alzheimer.
Un secondo livello d’azione riguarda le citochine pro infiammatorie. Gli studi preclinici indicano che i composti di Shatavari possono ridurre la sintesi di TNF-alfa, interleuchina 1 beta e interleuchina 6, intervenendo su vie di segnalazione come NF-kB e TLR4, entrambe implicate nell’attivazione microgliale cronica tipica della malattia.
Che ruolo ha l’effetto adattogeno nella protezione neuronale?
Shatavari è classificata come pianta adattogena: modula l’asse ipotalamo ipofisi surrene e, con esso, i livelli di cortisolo. Lo stress cronico è un fattore che la letteratura associa a un peggioramento della neurodegenerazione, e le saponine steroidee della pianta sembrano contribuire alla protezione dei neuroni ippocampali anche attraverso l’espressione di fattori neurotrofici come il BDNF.
Quali evidenze cliniche esistono sull’uomo?
Ancora poche. La quasi totalità dei dati disponibili proviene da modelli animali e da esperimenti in vitro, dove Shatavari ha mostrato di preservare la memoria spaziale e ridurre la morte neuronale in modelli di deficit colinergico indotto. Alcuni piccoli studi sull’uomo hanno osservato miglioramenti cognitivi in soggetti con decadimento lieve legato all’età, ma senza il disegno metodologico necessario per conclusioni definitive sull’Alzheimer. Nella pratica ayurvedica, Shatavari viene spesso associata a Brahmi e Ashwagandha in formulazioni polierbali per il supporto cognitivo.
Quali sono i limiti allo sviluppo di formulazioni con Shatavari?
Gli ostacoli principali riguardano:
- la biodisponibilità orale non ottimale di saponine e flavonoidi, legata alla loro struttura glicosidica complessa;
- la variabilità nella standardizzazione degli estratti tra produttori e metodi di lavorazione;
- l’attività fitoestrogenica della pianta, che richiede cautela in soggetti con patologie ormono sensibili.
La direzione indicata dalla ricerca più recente punta verso nanoformulazioni, incapsulamento liposomiale e bio enhancer come la piperina, per migliorare l’assorbimento dei principi attivi e sostenere un impiego come coadiuvante, non sostituto, delle terapie già disponibili.
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Fonte: Nadeem M., Khan M.A., Ahmad F.J., Parvez S., Akhtar M., Najmi A.K., “Exploring the neuroprotective role of Asparagus racemosus (Shatavari) in Alzheimer’s disease: mechanisms, evidence, and future directions”, 3 Biotech, 15:197 (2025).






