Uno studio clinico su pazienti con steatosi epatica rivela come l’alcaloide agisca su VEGF e pressione arteriosa
C’è una pianta che i ricercatori faticano a inquadrare in una sola categoria. Agisce sugli zuccheri nel sangue, sui grassi, sull’infiammazione, e adesso sembra parlare anche con i vasi sanguigni.
Si chiama berberina, un alcaloide estratto da piante come Berberis vulgaris e Coptis chinensis, già noto per il suo impatto sul metabolismo. Un nuovo studio pubblicato su Nutrients ha acceso i riflettori su un fronte meno esplorato: il legame tra berberina, VEGF (il fattore di crescita endoteliale) e la salute vascolare in chi convive con il fegato grasso metabolico, la MAFLD.
Il quadro che emerge è più articolato di quanto ci si aspetti, e apre domande interessanti per chi lavora nello sviluppo di integratori mirati al rischio cardiometabolico.
Come la berberina protegge i vasi sanguigni
La berberina agisce sull’endotelio, il tessuto che riveste l’interno dei vasi sanguigni, attraverso più strade che convergono verso lo stesso risultato: vasi più elastici e reattivi.
Aumenta la disponibilità di ossido nitrico, la molecola che permette ai vasi di dilatarsi quando serve. Riduce lo stress ossidativo. E interviene sui processi infiammatori che, nel tempo, irrigidiscono le pareti arteriose.
La letteratura scientifica descrive anche un’azione più mirata: la berberina limita l’adesione dei monociti alle pareti vascolari, un passaggio chiave nella formazione delle placche aterosclerotiche. Un effetto che, nei pazienti con fegato grasso, assume un peso particolare, perché il danno epatico e la disfunzione vascolare tendono a viaggiare insieme.
VEGF e steatosi epatica: un equilibrio da capire
Il VEGF, il fattore di crescita endoteliale vascolare, non ha un ruolo univoco nel fegato grasso. Il suo comportamento cambia a seconda dello stadio della malattia, e questo rende la sua lettura delicata.
Nelle fasi iniziali sembra avere un ruolo riparativo: favorisce la rigenerazione del tessuto epatico e sostiene la microcircolazione. Diversi studi osservano che i pazienti con MAFLD tendono ad avere livelli di VEGF più bassi rispetto a persone sane, con un calo ulteriore nelle forme più severe come la NASH.
Nelle fasi avanzate, invece, un eccesso di VEGF può favorire la formazione disordinata di nuovi vasi e alimentare la fibrosi epatica. Una dualità che impone di leggere ogni dato su questa molecola nel suo contesto, mai in modo isolato.
Perché il VEGF cambia significato a seconda dello stadio della MAFLD? Perché la sua azione dipende dall’ambiente cellulare in cui si esprime: riparativa nelle fasi iniziali, potenzialmente dannosa quando la malattia progredisce verso la fibrosi.
Cosa ha mostrato lo studio clinico
Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 70 persone con MAFLD e sovrappeso od obesità. Per 12 settimane, un gruppo ha assunto 1500 mg al giorno di berberina, in tre dosi prima dei pasti; l’altro ha ricevuto un placebo identico per aspetto.
I punti chiave emersi dalla ricerca:
- Il gruppo trattato con berberina ha mostrato un aumento significativo dei livelli sierici di VEGF, non osservato nel gruppo placebo.
- La pressione arteriosa sistolica centrale è diminuita in modo marcato nei pazienti trattati, un dato confermato anche correggendo l’analisi per l’età dei partecipanti.
- I parametri di rigidità arteriosa non hanno mostrato variazioni significative, probabilmente perché 12 settimane sono un tempo troppo breve per modificare la compliance vascolare in modo misurabile.
- La tollerabilità è risultata buona, con effetti collaterali lievi, come flatulenza e retrogusto amaro, e nessun evento avverso grave.
Un profilo che conferma la berberina come ingrediente maneggevole anche a dosaggi pieni, protratti nel tempo.
Il legame tra VEGF e grasso nel fegato
Un’osservazione secondaria dello studio merita attenzione. Nel gruppo trattato con berberina, all’aumento del VEGF corrispondeva una diminuzione dell’indice di steatosi epatica, una correlazione che nel gruppo placebo non è emersa.
Gli autori ipotizzano un meccanismo compensatorio: il miglioramento del quadro epatico potrebbe stimolare un aumento del VEGF, in un circolo che sostiene la rigenerazione del tessuto. Un’ipotesi coerente con quanto già noto sui meccanismi di riparazione epatica legati a questa molecola, che richiede però conferma su campioni più ampi.
Perché la berberina sembra modulare il VEGF nei pazienti con fegato grasso? La risposta più prudente, oggi, è che agisce da stimolo a un recupero funzionale, più che da innesco di processi patologici, almeno nelle fasi metaboliche non avanzate della malattia.
Berberina come ingrediente funzionale: le prospettive
Il dosaggio impiegato nello studio, 1500 mg al giorno in tre somministrazioni, riflette un limite noto della berberina: la sua scarsa biodisponibilità orale, che richiede dosi relativamente elevate per ottenere un effetto clinico.
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Fonte: Koperska A., Miller-Kasprzak E., Seraszek-Jaros A., Musialik K., Bogdański P., Szulińska M. “The Influence of Berberine on Vascular Function Parameters, Among Them VEGF, in Individuals with MAFLD: A Double-Blind, Randomized, Placebo-Controlled Trial.” Nutrients 2025, 17, 3585. https://doi.org/10.3390/nu17223585






