Il trifoglio rosso (Trifolium pratense L.) è una pianta simile al trifoglio comune, ma è una perenne della famiglia delle Fabaceae. Diffusa in tutta Italia, cresce spontaneamente e si riconosce per la caratteristica macchia biancastra a “V” sulle foglie e per i fiori di colore rosso-violetto.
Questa pianta simile al trifoglio è da tempo al centro di studi per i suoi effetti fisiologici, in particolare per contrastare i disturbi della menopausa, grazie al suo elevato contenuto di isoflavoni.
Isoflavoni del Trifoglio Rosso e Benefici
L’attività estrogenica che giustifica l’efficacia del trifoglio rosso sui disturbi della menopausa è legata alla presenza di isoflavoni chiave come la genisteina, daidzeina, biocanina A e formononetina.
Il Ministero della Salute italiano ha autorizzato l’uso del trifoglio rosso negli integratori alimentari, ma ha previsto i seguenti claim salutistici solo per i fiori di trifoglio rosso:
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Contrasto dei disturbi della menopausa
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Fisiologica funzionalità cutanea
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Funzioni depurative dell’organismo
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Funzionalità delle prime vie respiratorie
Tradizionalmente, questa pianta simile al trifoglio è stata usata anche per trattare disturbi come tosse, asma, bronchite, psoriasi ed eczema.
Dove si Trovano Più Isoflavoni? Il Confronto Scientifico
Diversi studi scientifici hanno analizzato la distribuzione e la concentrazione degli isoflavoni nelle diverse parti della pianta simile al trifoglio, giungendo a risultati che sollevano importanti quesiti sulle attuali normative.
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Studio Canadese e Precedenti: Un’analisi su 13 diverse cultivar di trifoglio rosso ha confermato che la maggiore quantità di isoflavoni, in particolare formononetina e biocanina A, si trova nelle foglie. I fiori, al contrario, sono risultati la parte con il contenuto più basso di isoflavoni totali. Questi risultati sono in linea con un’altra ricerca che ha dimostrato una concentrazione media maggiore nelle foglie (11,97 MG/G) rispetto a steli (4,9 mg/g) e infiorescenze (3,3 mg/g).
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Studio Illinois: Anche un confronto sulla concentrazione di isoflavoni e l’attività estrogenica in vitro ha indicato che le parti aeree (foglie, steli, piccioli) presentano una concentrazione generalmente più alta rispetto ai capolini fioriti.
Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future
Questi dati scientifici evidenziano una discrepanza tra le evidenze e le normative italiane. Nonostante le ricerche dimostrino che le parti aeree del trifoglio rosso contengono una quantità di isoflavoni maggiore, l’effetto fisiologico sui disturbi della menopausa è attualmente riconosciuto ufficialmente solo per i fiori.
È stata avanzata una richiesta al Ministero della Salute per allineare i claim autorizzati alla parte della pianta che, secondo la scienza, ha la maggiore concentrazione di isoflavoni, in attesa di una decisione della Commissione europea.
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