Introduzione alla malattia di Alzheimer e alle attuali terapie
La malattia di Alzheimer (AD) è la forma più diffusa di demenza neurodegenerativa e rappresenta una sfida sanitaria crescente. Nel 2022 erano circa 55 milioni le persone colpite e si stima che il numero possa arrivare a 139 milioni entro il 2050.
Le cure attuali sono soltanto sintomatiche e mostrano un’efficacia limitata: migliorano temporaneamente memoria e attenzione ma non modificano il decorso della malattia. Da qui l’urgenza di nuove strategie terapeutiche. Tra le opzioni emergenti, il fungo Hericium erinaceus – noto anche come “criniera di leone” – si distingue per le sue proprietà neuroprotettive.
Hericium erinaceus: il fungo medicinale
Questo fungo cresce su alberi caduti o in decomposizione ed è apprezzato da secoli nella tradizione asiatica sia come alimento che come rimedio. La sua azione benefica è legata a due gruppi di composti bioattivi:
- Hericenoni, isolati dal corpo fruttifero;
- Erinacine, estratte dal micelio.
Le erinacine, e in particolare l’erinacina A, sono in grado di stimolare la produzione di Nerve Growth Factor (NGF), una proteina essenziale per lo sviluppo e la sopravvivenza dei neuroni. Questo effetto rende il fungo un candidato promettente per la prevenzione e il rallentamento di patologie come l’Alzheimer.
Proprietà neuroprotettive e neurotrofiche del fungo Hericium erinaceus
Tre studi clinici hanno analizzato gli effetti del fungo su persone con decadimento cognitivo lieve o Alzheimer. I risultati hanno evidenziato un miglioramento significativo nei test cognitivi. Ad esempio, i punteggi al Mini-Mental State Examination e alla Hasegawa Dementia Scale risultavano più alti nei pazienti trattati rispetto ai gruppi placebo.
I benefici erano però strettamente legati alla continuità dell’assunzione: nei soggetti che interrompevano il trattamento, i punteggi tendevano a tornare ai livelli iniziali. Alcuni studi hanno inoltre osservato una maggiore autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane, come cucinare o prendersi cura della persona, anche se non tutti i parametri hanno raggiunto la significatività statistica.
Evidenze biochimiche e biomarcatori associati
Gli studi clinici hanno indagato anche diversi biomarcatori legati alla progressione dell’Alzheimer:
- Omocisteina (Hcy): i livelli si riducevano in modo significativo nei pazienti trattati, diminuendo un noto fattore di rischio.
- Albumina e BDNF: parametri importanti per la protezione neuronale rimanevano più stabili con l’assunzione del fungo.
- APOE4: si è osservata una tendenza a una minore espressione dell’allele di rischio, sebbene i dati richiedano ulteriori conferme.
Nel complesso, questi risultati indicano che Hericium erinaceus potrebbe influire positivamente su fattori biologici che accompagnano la progressione della malattia.
Hericium erinaceus e Alzheimer: evidenze dagli studi sugli animali
Tredici studi preclinici hanno confermato l’efficacia del fungo. Nei test di memoria spaziale, come il Morris Water Maze, i topi trattati imparavano a orientarsi più rapidamente. Altri esperimenti, come il Novel Object Recognition, hanno mostrato una migliore capacità di riconoscere e ricordare oggetti. Inoltre, è stata osservata una riduzione dei comportamenti ansiosi e un miglioramento della coordinazione motoria.
Riduzione delle placche amiloidi e della tau fosforilata
Gli studi istologici hanno mostrato effetti ancora più significativi. Nei roditori trattati:
- il numero e la dimensione delle placche beta-amiloidi si riducevano, soprattutto quelle non compatte e più tossiche;
- la quantità di tau iperfosforilata diminuiva, rallentando la formazione dei grovigli neurofibrillari;
- le cellule gliali attivate, responsabili di infiammazione e danno neuronale, risultavano meno numerose.
Questi risultati rafforzano l’idea che il fungo non agisca solo sui sintomi, ma incida direttamente sui meccanismi patologici.
Effetti antiossidanti e antinfiammatori
Hericium erinaceus si è dimostrato anche un potente modulatore dello stress ossidativo e dell’infiammazione cronica. Negli animali trattati, i livelli di radicali liberi diminuivano e la funzionalità mitocondriale migliorava. Inoltre, veniva inibita l’attivazione della via NF-kB, che stimola la produzione di molecole infiammatorie. Ciò suggerisce un’azione protettiva a più livelli.
Dosaggi e sicurezza di Hericium erinaceus
I dosaggi utilizzati negli studi variavano tra 1000 e 2000 mg al giorno. Il fungo si è dimostrato generalmente sicuro, con effetti collaterali lievi e transitori come piccoli disturbi gastrointestinali. Questo profilo di tollerabilità lo rende particolarmente interessante per l’uso prolungato.
Potenzialità terapeutiche nel trattamento dell’Alzheimer
Se i dati futuri confermeranno i risultati attuali, Hericium erinaceus – soprattutto nelle forme arricchite di erinacina A potrebbe affiancare le terapie tradizionali, offrendo un approccio innovativo capace non solo di attenuare i sintomi, ma di agire sui processi patologici della malattia.
Hericium erinaceus e Alzheimer
Hericium erinaceus emerge come un potenziale alleato naturale contro l’Alzheimer. Le evidenze disponibili mostrano miglioramenti cognitivi, stabilizzazione di biomarcatori, riduzione delle placche amiloidi e della tau fosforilata, oltre a un’azione antiossidante e antinfiammatoria. Nonostante la necessità di ulteriori studi clinici su larga scala, i dati attuali indicano che la “criniera di leone” potrebbe rappresentare una risorsa terapeutica innovativa per prevenire e rallentare la progressione di questa malattia devastante.
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