Il contesto clinico: NASH e necessità di nuove opzioni terapeutiche
La steatoepatite non alcolica (NASH) rappresenta una delle forme più gravi della malattia epatica grassosa non alcolica (NAFLD), ed è caratterizzata da accumulo di grasso nel fegato accompagnato da infiammazione e danno cellulare.
Con una prevalenza globale che raggiunge circa il 25% e punte del 31,8% nella popolazione adulta del Medio Oriente e Nord Africa, la NASH è una condizione cronica in crescita per la quale non esistono ancora terapie farmacologiche approvate universalmente.
Le attuali strategie terapeutiche si basano principalmente su modifiche dello stile di vita, interventi nutrizionali e gestione dei fattori di rischio, come obesità, insulino-resistenza e stress ossidativo.
In questo contesto, si è diffuso un crescente interesse per l’uso di fitoterapici con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie come possibili coadiuvanti nel trattamento della NASH.
Due piante medicinali sotto i riflettori: proprietà e razionale d’uso
Il cardo mariano (Silybum marianum), da tempo utilizzato nella medicina tradizionale per le patologie epatiche, è ricco di silimarina, un composto noto per le sue proprietà antiossidanti, antifibrotiche e protettive nei confronti degli epatociti. Studi preclinici e clinici suggeriscono che la silimarina sia in grado di ridurre i livelli di transaminasi e limitare il danno epatico da stress ossidativo.
Dall’altro lato, il Phyllanthus niruri—conosciuto anche come “dukung anak”—è una pianta tropicale utilizzata nella medicina ayurvedica e tradizionale asiatica. Gli estratti delle sue parti aeree hanno dimostrato effetti antiossidanti, epatoprotettivi e immunomodulanti, sia in modelli animali che in colture cellulari.
Una combinazione di estratti in polvere di queste due piante è stata dunque studiata in un contesto clinico per valutarne l’efficacia e la sicurezza in pazienti con fattori di rischio evidenti per lo sviluppo di NASH.
Lo studio clinico: disegno, metodologia e popolazione
Lo studio è stato un trial di fase II, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto in Egitto e pubblicato nel 2025 sulla rivista BMC Complementary Medicine and Therapies. La durata del trattamento è stata di 36 settimane.
I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi:
- Gruppo placebo
- Gruppo a basso dosaggio (una capsula al giorno contenente 200 mg di Phyllanthus niruri e 100 mg di Silybum marianum)
- Gruppo ad alto dosaggio (due capsule al giorno)
Tutti i pazienti avevano enzimi epatici elevati (ALT, AST), steatosi confermata da CAP (Controlled Attenuation Parameter) e un punteggio Fib-4 compreso tra F1 e F2.
I risultati: miglioramento degli enzimi epatici ma differenze non significative tra i gruppi
Dopo 36 settimane, si è osservata una riduzione significativa dei livelli di ALT e AST rispetto al basale, in particolare nei gruppi a basso e alto dosaggio. Tuttavia, la variazione percentuale tra i gruppi non ha raggiunto la significatività statistica.
- Nel gruppo ad alto dosaggio, ALT è sceso da 61 a 47,5 IU/L (p < 0.0001), e AST da 43,5 a 32 IU/L (p = 0.001)
- Nel gruppo a basso dosaggio, ALT è sceso da 57 a 40 IU/L (p = 0.026)
- Nessuna differenza statisticamente significativa nei punteggi Fib-4 o nei livelli di trigliceridi, HDL e LDL
Un miglioramento significativo si è riscontrato anche nel punteggio CAP nel gruppo ad alto dosaggio (da 343 a 315 dB/m), ma nessuna variazione rilevante nei valori di kPa o nelle misurazioni di rigidità epatica.
Una combinazione promettente
La combinazione di Phyllanthus niruri e Silybum marianum si è dimostrata sicura e ben tollerata in pazienti a rischio di NASH, con segnali di efficacia sul miglioramento degli enzimi epatici.
Tuttavia, l’assenza di differenze significative tra i gruppi, unita al campione contenuto e alla mancanza di indicatori funzionali avanzati, non consente ancora di trarre conclusioni definitive sull’efficacia terapeutica.
Se la tua azienda desidera creare o fabbricare un prodotto per i pazienti a rischio NASH:






